
E dopo aver guardato i miei fumettari preferiti qui sopra, perché non sbirciate anche
le mie foto
e
quello che passa il mio winampo?
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"Il problema è che i miliardi fan passare la tristezza e così il tuo impero crolla come un castello di sabbietta...basterebbe regalare le canzoni tristi a tutti!"
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Orpolà, addirittura *loading* visite!
"Nulla sai, di quanto ci domina ciò
che egli rifiuta, l'Invisibile,
quando la nostra vita cede all'invisibile
astuzia, invisibilmente.
Lentamente, in balia delle attraenti forze
il nostro centro si sposta affinché
il cuore vi si arrenda a sua volta:
lui, infine Gran Mestro delle assenze."
(Rilke, da "Verzieri", 1925.
Tradurla è una bestemmia e me ne rendo conto, ma non vedevo l'alternativa.)
P 341
Dopo il gran dolore, arriva il sentimento austero -
I Nervi siedono in cerimonia, come Tombe -
Il Cuore irrigidito domanda, era lui a soffrire,
ed era ieri o secoli fa?
I Piedi - automi - camminano -
di Terra, d'Aria o d'Altro -
la via di legno
resi indifferenti,
una contentezza di Quarzo, come pietra -
Questa è l'Ora del Piombo -
ricordata, se le si sopravvive,
come i congelati ricordano la Neve -
Prima - Gelo - poi Stupore - poi il lasciar che sia -
(Emily Dickinson,
traduzione mia)
Mi spiace per voi ma prosegue la saga delle mie liberissime e discutibilissime traduzioni. Stesso autore, stessa opera. (Baudelaire, Fiori del Male)
(Eautonimorumenos, parola greca, significa "il punitore di sé stesso")
- L'Eautontimorumenos -
Ti colpirò senza rabbia
e senza odio, come il macellaio,
come Mosé con la roccia!
E per dissetare il mio Sahara
nelle tue palbebre troverò
la fonte delle acque dolorose,
il mio desiderio gonfio di speranza
navigherà sulle tue lacrime salate
come un vascello che prende il largo,
e nel mio cuore i tuoi dolci singhiozzi
porteranno sollievo ed echeggeranno
come un tamburo che canti la carica.
Non sono forse una falsa armonia
nella sinfonia divina,
grazie all'affamata Ironia
che mi batte e mi morde?
É nella mia voce, e strilla!
É il nero veleno del mio sangue.
Io sono lo specchio inquietante
in cui la megera si guarda.
Io sono la piaga e il coltello,
io sono lo schiaffo e la guancia,
io sono la carne e la ruota,
la vittima e il seviziatore.
Io sono il vampiro del mio cuore:
uno di questi grandi relitti che,
condannati alla risata eterna,
non possono più sorridere.
Colgo la mesta situazione per cui non capisco se sia chiaro a chi di dovere cosa intendo con "modalità spleen" per tradurre un po' di Baudelaire in pubblico. Se la mia traduzione è opinabile o poco originale perdonatemi.
- Spleen -
Ho più ricordi che se io avessi mille anni.
Un gran mobile a cassetti ingombrato di bilanci,
di versi, di scritte dolci, di verbali, romanze,
con i capelli sporchi in ciocche di quietanze
nasconde meno segreti della mia triste mente.
E' una piramide, un abissale tomba
che contiene più morti della fossa comune.
Sono un cimitero odiato dalla luna,
dove come rimorsi si trascinano lunghi vermi
che in eterno si scagliano sui miei morti più cari.
Sono un vecchio salotto pieno di rose appassite,
dove alla rinfusa giacciono le mode sorpassate,
dove solo pastelli piangenti e i pallidi Boucher
respirano i profumi di una fiala stappata.
Niente eguaglia in lentezza i giorni zoppicanti,
quando sotto i pesanti fiocchi degli anni nevosi
la Noia, figlia della tetra indifferenza,
acquista le proporzioni dell'immortalità.
Ormai non sei più nulla, materia vivente,
se non granito cinto da un vago spavento,
addormentato nelle nebbie del Sahara;
Una vecchia sfinge ignorata dal mondo incurante,
dimenticata dalle mappe, il cui umore feroce
canta solo ai raggi del sole che si corica.