
E dopo aver guardato i miei fumettari preferiti qui sopra, perché non sbirciate anche
le mie foto
e
quello che passa il mio winampo?
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"Il problema è che i miliardi fan passare la tristezza e così il tuo impero crolla come un castello di sabbietta...basterebbe regalare le canzoni tristi a tutti!"
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Orpolà, addirittura *loading* visite!
- Oneiros racconta -
I sogni disgustosi di una Sidhe
Episodio 2
Vago per la zona in cui lavoro, trovo i miei colleghi che mangiano delle uova. Sono uova fresche, ma in realtà sono sode. Le mangio, col guscio. Le mangio e sento il guscio croccare e tagliare, impastato nell'uovo, impastato in una sostanza collosa e bianca e arancione, spigoloso, la crunchiness, deglutisco a forza questa massa orrenda.
Mi sveglio e ho ancora la sensazione dell'uovo con il guscio in bocca, ingombrante, orrendo, mi sparisce l'appetito, nausea.
Esperti analizzatori di sogni, fatevi avanti please.
- Oneiros racconta -
I sogni improbabili di una Sidhe
Episodio 1
Prologo:
Ero nella soffitta di un’antica casa, fuori dalla finestra un concilio di puritani si disperava, piangeva e accusava di atti osceni una della congrega. Il gruppo, indignato, passa attraverso la finestra nella camera dove sono io, va alla porta che, una volta aperta, si scopre essere la porta di una stalla da cui escono più coppie così formate: un bue muschiato nero e una vacca bianca. I quali ovviamente aprendo un’altra porta della soffitta si ritrovano in un’ampia distesa di prati.
Vicenda centrale:
Mi dirigo alla stazione per prendere il treno ma scopro che in realtà è un carcere. Un agente vestito da dottore mi ferma dicendo che sono accusata di favoreggiamento in un omicidio. Mi sovviene in quel momento che io e A. avevamo discusso più volte su questo argomento: lui voleva uccidere qualcuno come dimostrazione della sua forza di volontà & superiorità. Ricordo un flash dell’azione: lui che spara a una tizia e io che raccolgo la pallottola in un bicchiere della coca cola.
Il tizio vestito da dottore mi fa entrare in quella che sembra la mia scuola media, mi fa sedere e mi chiede cose che non c’entrano nulla per tentare un mio crollo psicologico. Mi fa compilare un lunghissimo questionario. Fumiamo insieme e mi chiede che ne penso della nuova ordinanza sui gestacci in macchina. Si assenta un attimo e io capisco che avrebbe potuto incastrarmi perché io avevo sempre incoraggiato A. verso l’omicidio che proponeva, e c’erano degli sms a provarlo. Voglio pararmi il culo ma allo stesso tempo voglio evitare di sputtanare lui. Quando il dottore-poliziotto torna, mi chiede di raccontare la scena. Io non me la ricordo, quindi me la racconta lui. Io cado nel ricordo (come entrare in un pensatoio), la voce del tizio mi guida. Entro in un locale con la porta a vetri, salgo la scala. Rivedo la scena: a un tavolo ci sono Andrea, suo fratello e una ragazzina. Lui la uccide (non con una pistola, come avevo visto nel flash precedente. Piuttosto con una specie di incantesimo, un avada kedavra o qualcosa del genere), lei si scompone in migliaia di sottofigure e scompare. Esco dal ricordo. Parlo al dottore e gli giustifico l’atto sostenendo che non si può considerare un crimine: lui ha ucciso per dimostrare la sua forza di volontà che lo rende superiore alle leggi della morale. E’ un Raskolnikov senza senso di colpa, una specie di delirio perfetto, va rispettato.
Epilogo:
Il dottore mi dice che devo andare a Mestre a farmi curare in un ospedale specializzato in chitarre. E io, prontamente, vado.
Psicanalisti, al lavoro!
(La frase dell’epilogo è bella “come l’incontro casuale su un tavolo operatorio di un ombrello e d’una macchina da cucire”. Bisogna ammetterlo.)