
E dopo aver guardato i miei fumettari preferiti qui sopra, perché non sbirciate anche
le mie foto
e
quello che passa il mio winampo?
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Chuck Norris
Conte Nebbia
Diassa!
Elyminazione
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"Il problema è che i miliardi fan passare la tristezza e così il tuo impero crolla come un castello di sabbietta...basterebbe regalare le canzoni tristi a tutti!"
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Orpolà, addirittura *loading* visite!
Ho fatto il grossolano errore di iscrivermi su anobii.com. Sapevo che non avrei dovuto.
Un po' alla volta sto importando la mia mastodontica libreria, perché inizialmente doveva essere semplicemente una cosa masturbatoria, invece son caduta in tentazione: ho sbirciato le altrui letture.
Eh, grazie al cazzo, son buona anche io ad arrivare a 500 titoli se ci metto i manga e i "libri da cesso"! Per non parlare delle BESTALITA' CLAMOROSE che vengono dette su capolavori assoluti. Per dire, ho trovato "Il Maestro e Margherita" in un gruppo chiamato "i libri orribili"...credevo di morire. Il mio povero cuoricino temevo non reggesse.
Non che mi illudessi in proposito, ma i gusti della gente fanno proprio cacare, spazio web occupato inutilmente da gente che dice merda ai capolavori e dice bello alla merda. Vi ricordo che la pressa ha sempre bisogno di carne fresca, andate a riporre in quell'edificante occupazione le vostre manine invece che nello sfoglio di libri e nell'imbrattatura del web 2.0.
Leanan_Sidhe non è per il commerciale e la libertà di lettura.
Leanan_Sidhe consiglierebbe volentieri a svariati utenti di anobii.com di darsi fuoco insieme alle loro librerie.
O con me, o contro la letteratura.
Certo che questa cosa di Gravina di Puglia è macabra proprio, sembra una di quelle cose che scriverei io se sapessi scrivere. E' una di quelle cose che avrebbe scritto Maturin, lui che sapeva scrivere.
In effetti in Melmoth ce l'aveva cacciata, una cosa del genere. Pure, se qui è davvero stato il padre, ancora una volta la realtà è più agghiacciante delle nostre migliori fantasie! Yeah!
Voi fate quel che vi pare, io stasera inizio la traduzione di Melmoth the Wanderer.
Chissà, magari tra qualche anno torna di moda il gotico e qualcuno avrà bisogno di una bellissima traduzione in italiano della suddetta opera.
(Macché. Nessuna velleità. E' solo che c'è chi per svuotarsi la mente fa i puzzle, chi fa i solitari, chi fa mandala, chi fa il punto croce, chi scopa...io traduco)
- Stardust -
Speriamo bene
Che mi piace Gaiman lo sapete tutti quindi non starò qui a fare i soliti discorsi tipo "eh ma nel libro", lo sapete come la penso no? A me 'sto film pare una tamarrata incredibile ma suvvia, almeno non è la New Line. Speriamo bene e soprattutto forza Septimus.
Stardust, nelle sale il 12 ottobre
- La bussola d'oro -
Critica preventiva
Ok amici della New Line. E già io guardo i primi 3 secondi del trailer e vedo che non avete capito un cazzo. L'anello che si trasforma in bussola. Giramento di palle IMMEDIATO ISTANTANEO FULMINANTE.
Nel 2001 mi avete portato la Terra di Mezzo facendo un'opera di conversione libro-film da far venire il vomito anche al tolkeniano più sprovveduto.
Ora avete deciso di fare un'altra bella trilogia, tratta guardacaso da altri libri per me fondamentalissimi. Libri, tra l'altro, in cui Chiesa=merda, ed è lampante dalla prima all'ultima pagina. Quasi quasi me la sento di scommettere che questo aspetto verrà un po' smorzato. E poi cos'è questa epicità? Questo sbirluccicare? Vi sembra che il mondo di Pullman o il suo stile vi permettano queste sboronerie Peterjacksoniane? A me non sembra mica. La prima parte del libro è fango, e la seconda è ghiaccio. Con un breve intermezzo sbarluccicoso che, vi faccio notare, è il male.
E poi i giziani sono dei tarocchi assurdi. Ma che è? Perché sembrano riproduzioni patinate di zingari?
Ringrazio il cielo che almeno Iorek è della grandezza giusta. Già temevo l'orso bianco gigantesco. Sì. Però. L'anello che diventa bussola! Ma qualcuno si rende conto?
Ah. E se la fortezza di Svalbard non è piena di sterco e carogne come dovrebbe essere, io giuro che mi alzo e me ne vado. Me ne vado a tagliarvi le balle, gente della New Line.
La bussola d'oro, nei cinema quest'inverno!
A breve commento delle immagini terrificanti di quel marine con la chitarra che tra le risate generali canta dello stupro di una ragazza iraquena.
A breve commento dei fatti di oggi, che sono i fatti di sempre.
"La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, neppure di poco; anzi, a causa del rispetto della legge, perfino le persone oneste sono quotidianamente trasfornare in agesti dell'ingiustizia. Ecco un risultato comune e naturale dell'irragionevole rispetto per la legge: capita di vedere una fila di soldati - colonnello, capitano, caporale, soldati semplici, trasportatori di esplosivi -, tutti che vanno in guerra marciando in bell'ordine per monti e valli, contro la loro stessa volontà e, ahimè, contro il loro buon senso e la loro coscienza. Il che rende la marcia davvero faticosa, e produce una palpitazione del cuore. Non hanno dubbi sul fatto di ritrovarsi in un maledetto pasticcio; sono tutti uomini dall'animo pacifico.
E ora, cosa sono?
Uomini forse? oppure fortini e depositi di armi ambulanti, al servizio di qualche potenza senza scrupoli?
Andate all'arsenale, e prendete un marine: ecco che uomini riesce a creare il governo americano, ecco come la sua magia nera può ridurre un uomo. Mera ombra, vago ricordo di umanità, un uomo ancora vivo e già, si potrebbe dire, sepolto sotto le armi, con tanto di corteo funebre, [...]
La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini, bensì come automi, con il solo corpo. Essi formano l'esercito regolare, e così pure la milizia, i secondini, i poliziotti, i posse comitatus, etc. Nella maggior parte dei casi, non vi è nessun libero esercizio né della facoltà di giudizio né del senso morale; questi uomini si mettono allo stesso livello del legno, della terra, delle pietre; anzi, si potrebbero addirittura fabbricare uomini di legno che servano altrettanto bene allo scopo.
Uomini del genere non incuterebbero maggior rispetto se fossero fatti di paglia o di sterco. In un certo senso hanno lo stesso valore dei cani e dei cavalli.
E tuttavia, esseri simili sono comunemente ritenuti buoni cittadini."
Dal saggio "Disobbedienza civile" di Henry David Thoreau (anno domini 1848)
Trovo questo libro in biblioteca, resto colpita dal formato insolito e dall'accuratezza dell'edizione, me lo porto a casa senza nemmeno conoscerne il contenuto, perché so di certo che se un libro mi chiama è perché sa che vale la pena di essere letto. Apro sulla terza di copertina e scopro che l'autore è spagnolo ma il libro è stato pubblicato in francese nel 1977. Tradotto in italiano e pubblicato solo nel 2005. Ci divertiamo proprio ad accumulare decenni di ritardo culturale, vedo. Apro sulla seconda di copertina e leggo: guerra civile, carcere, Spagna, viaggio. E' già amore.
Tento ora un breve resoconto, sebbene indegna del compito.
- Ana no -
Agustin Gomez-Arcos
Ed. L'Ippocampo, collana Kimono
Ana aveva un marito e tre figli, aveva la Seconda Repubblica, una barca che portava il suo nome, nel suo villaggio andaluso. La guerra civile è arrivata un giorno, e ha ucciso i suoi uomini in quanto rossi, in quanto repubblicani. Terroristi. Per trent'anni Ana si chiude nel silenzio, continua le suo azioni quotidiane, aspetta con pazienza l'unico sopravvissuto, il piccolo, minore dei suoi figli, condannato all'ergastolo in una prigione lassù al Nord. Questo è il libro di Ana, della sua personale tragedia, della sua vita vuota senza i suoi quattro uomini, della sua risoluzione di partire un giorno per rivedere il piccolo. Parte una mattina a piedi, seguendo i binari del treno, nera di un lutto durato trent'anni, e ormai ne ha settantacinque.
Continua ad aggrapparsi al pane di mandorle che ha cotto per suo figlio, il viaggio dura mesi e la riduce a poco più di uno scheletro che cammina, un fantasma della coscienza collettiva. Con il Nord, di avvicina il freddo, ma Ana non lo teme. Sa che la morte la aspetta al Nord, in un giorno di neve, e non oserà venire a prenderla prima. La Morte ha una dignità, contrariamente alla guerra.
Lungo la via si fa più cenciosa, una mendicante, amica di cagne rognose e di cantori ciechi. Si trascina per tutta la Spagna tra l'indifferenza e il disgusto dei vincitori, tra ricche signore occasionalmente caritatevoli, se c'è la possibilità di guadagnarsi un pezzo di paradiso. E Ana impara cose che nei suoi settantacinque anni di vita non aveva mai immaginato: il chitarrista cieco le insegna a leggere e le insegna la storia di Trino, il bambino che bruciava gli altari, e gli insegna di un dio-serpente e di un diavolo-colomba. Impara degli strani rapporti tra la Chiesa e il regime, che mai aveva sospettato.
La guerra è ovunque, nel passo stanco di Ana, nel suo "no" esistenziale, ormai suo autoconferito epiteto. La guerra è ovunque nella patria in pace.
"Ho pianto da sola la morte dei miei Paucha, l'assenza del mio piccolo. Sempre che possa chiamarsi pianto, il silenzio che mi ha cucito la bocca da quando hanno lasciato la casa per non tornarci più. La guerra è proprio questo: il dopo che si patisce da soli, quando non ti ritorna indietro che il silenzio. Quello che voi chiamate pace. Roba che vi riguarda."