
E dopo aver guardato i miei fumettari preferiti qui sopra, perché non sbirciate anche
le mie foto
e
quello che passa il mio winampo?
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"Il problema è che i miliardi fan passare la tristezza e così il tuo impero crolla come un castello di sabbietta...basterebbe regalare le canzoni tristi a tutti!"
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Orpolà, addirittura *loading* visite!
Attenzione: se ami i Radiohead più di te stesso e quando hai saputo del concerto sei svenuto, se non ammetti critiche di alcun tipo sul gruppo della tua vita, questo post potrebbe farti saltare le arterie.
Apro le mail ieri sera, c'è una bella newsletter, apro e trovo la notizia tanto attesa:
RADIOHEAD
UNICA DATA ITALIANA
18 GIUGNO 2008
ARENA CIVICA DI MILANO
Oh bene. Finalmente andrò a vedere i Radiohead! E' una vita che aspetto, non li ho mai visti, mi piacciono tanto. Poi proseguo nella lettura.
PRATO - 50 EURO + PREVENDITA
PRIMO ANELLO - 50 EURO + PREVENDITA
SECONDO ANELLO - 30 EURO + PREVENDITA
...
Allora. Mi fai l'album che si può solo scaricare con contributo volontario. Mi fai uscire l'album in un pratico kit fai-da-te che prendi la copertina e la metti in una qualsiasi custodia di cd usata che hai in giro per casa. Fastidioso.
E poi mi fai pagare 50 euro più prevendita un fottuto biglietto. Fai un'unica data nel posto meno raggiungibile di Milano, con meno parcheggio e pure ostico da raggiungere coi mezzi o in macchina se non hai idea di dove cazzo sia. Capienza totale: una decina di persone, credo.
Ma non importa. Ci sarei venuta. L'avrei fatto. Avrei sopportato. Ti fossi almeno sprecato a fare un album che non fosse una noce clamorosa, l'avrei sopportato.
Ma così i 50 euro te li picchi nel culo.
(Ah, e non c'è speranza che io vada in seconda fascia coi bifolchi)
- Tool -
19/06/06 - Milano
...mioddio
(Perfetti.
Perfetti.
...
Perfetti)
- Muse 07/06/06 -
ovvero: ma anche no.
- Il concerto:
Massì. Per suonare, sanno suonare. Per divertirmi, mi sono anche divertita. E' il primo concerto da quando ho quindici anni che passo nel bel mezzo del casino. Sarà che non me ne fregava alcunché di vedere chi stava sul palco. E infatti al massimo ho visto ogni tanto il bassista che agitava la chioma. Chissenefrega.
Le canzoni nuove sono inutili. Quelle di mezzo devo dire che in effetti dal vivo hanno il loro perché. Quelle vecchie non le hanno fatte, Showbiz l'hanno snobbato in toto. Guarda caso, l'unico che mi risulta passabile...Anyway, per quello che li ho pagati, potevano anche suonare un po' più di un'ora. Seghe. Pubblico incredulo quando dopo due canzoni di bis arrivano gli smonta-palchi e cominciano a portarsi via la roba. Matte risate. Niente di notevole.
- La gente:
Dall'arrogante bottegaio al fighetto. Dalla ragazza-scazzo nerovestita abbastanza minimal, alla figona biondona vestita tutta di roba firmata Playboy (due dita in gola adesso o tra un po'?). Insomma, come era prevedibile. Soliti che arrivano ubriachi e che rischiano la morte tra il pubblico. Niente di notevole.
- Conclusioni:
Niente di notevole.
(disperato appello finale:
Tu, uomo della mia serata. Eri sui gradoni, avevi gli occhiali, i jeans e una maglia verde scuro con un quattro a fondo giallo, avevi un orologio nero sul polso destro e soprattutto ti sei fatto tutto il concerto in piedi, serio, a braccia conserte. Sei automaticamente diventato il mio mito. Se passi di qui, lascia un segno.)
- Mamma, che ne pensi di un'imbecille a Milano -
Ovvero: Io VS Il cervello
Protagonisti della vicenda:
- Giulia, sulla sinistra. La fan dei Muse, nonché mia amicona;
- Io, sulla destra. L'idiota.
- Il mio cervello, la voce nella palla del pensiero.

- Mogwai -
20/04/06 - Rolling Stone (Mi)
Impressioni soniche:
ma regnano! Non hanno fatto "Like Herod" e per questo un po' li ho odiati...ma regnano! Non so, come li descrivo?
C'era una volta, nel bel mezzo dello spazio siderale, un motivetto a chitarra che girava e canterellava con tanto di mantellina rossa, grazioso, lento, un po' malinconico. A un certo punto si accorge che dietro a un angolo c'è la sua nemesi incazzosa, con il mantellino nero, la bava alla bocca e la scure. Allora il nostro motivetto allegro che fa? Rallenta un attimo. Dubita. Respira. Prende coraggio. Fa un passo avanti. Esplode il caos. Le chitarre si distorcono, i suoni non si distinguono, il motivetto allegro da qualche parte urla ancora, la nemesi lo insulta a suon di rumoracci. Gran giubilo dell'uditorio, casino, yè-yè. Alla fine i due motivetti, sfiniti, distrutti, sfilacciati, deformati, esangui, si guardano in faccia e dicono: "Hey, non male questa. Ci facciamo una birra?", e svaniscono nel buio.
Chiara come spiegazione, no?
Impressioni visive:
"ma perché diamine mi ostino ad andare ai concerti?", questa è stata la mia prima impressione. Arriviamo, siamo addirittura in terza fila mentre suona il (prescindibile) gruppo spalla, bene, vedo tutto! Se non fosse che arriva l'immancabile uomo-più-alto-della-sala e mi si piazza davanti, con tanto di donnina che li dice "oh sì amore, da qui vedo tutto!". Ma vi dirigo contro uno stormo di piccioni, vi dirigo! Maledetti! Va beh. Scazzo a mille, mi manca l'aria, decido che se vado sui gradoni mi siedo, respiro, e vedo il palco. E infatti. Sì che poi, che c'era da vedere? Questi a parte ciondolare non facevano. Ma del resto, mica puoi metterti a saltare, su quella musica no? Evviva il ciondolio.
Fichissime le luci.
Impressioni dell'improbabile:
- una coppia: lui fan e lei evidentemente ostile al tipo di musica. Lei sbadiglia, lui s'incazza, litigano, se ne vanno a metà. Mah!
- si stavano un po' tutti uccidendo di canne. Ma il divieto di fumo?
- una quantità di arroganti bottegai (aka: alternativi dei miei coglioni) che non si capiva che ci facessero lì.
- una donna che s'è sdraiata sui gradoni, s'è addormentata all'inizio del concerto e si è svegliata alla fine. In mezzo al casino generale. Ma come ha fatto?
- uno che a un certo punto, prima dei bis, se ne esce dicendo: "eh, bravi sono bravi, ma UN PO' PESOOO!". Ma come "un po' peso"?! Ma come cazzo parli? Ma neanche io nei momenti di svarione peggiore! (non è vero. Io parlo regolarmente così. Ma lo faccio per essere postmoderna) (?!?)
- 21/10/05 - The White Stripes -
Live in Bologna
ovvero
Due, come le dita in gola
Bene, Meg e Jack. Che ne dite, la finiamo una canzone? No, ho capito, mi riferiscono che lo stile vostro è di fare una sorta di supermedley. Può starmi bene. E' normale che io non capisca quando finisce una canzone e quando ne inizia un'altra? E' normale che mi sembra di aver assistito a un'ora emmezza di indistinti casini chitarra-batteria? Mi dicono che sì, forse era un concerto da vedere in mezzo alla gente, saltare, lanciarsi sul pubblico, finire uccisi dalla security...insomma, il tipo di concerto in cui l'imperativo è sopravvivere e la musica passa in secondo piano. Il tipo di concerto cui non mi interessa assistere.
Meg, poverina, faceva in fondo il suo lavoro. Lì, alla sua batteria, teneva il tempo con il suo solito metodo musicale basilare ma efficace (il noto metodo "ma così la batteria la so suonare anche io").
Jack, poverino, si sbatacchiava in giro per il palco con la sua chitarra, sul suo piano...dimenticandosi di portarsi in giro la voce, però.
Poverini, hanno anche un certo stile questi due, nel modo di vestirsi, di porsi, nella scenografia del palco, chi dice di no? Però se poi mi fai un concerto che mi coinvolge neanche io fossi un'ostrica davanti a una copia del Corano...
Che vi devo dire, sarò io che sono misantropa e se vedo la folla ondeggiante che improvvisa coretti (in richiesta della sola Seven Nation Army, per altro. Zotici.), che si esalta per nulla, mentre i due sul palco non mi propongono niente di distinto e seguibile...boh...io non sono per il concerto sofferto e pogato, sono per la contemplazione artistica...non so...White Stripes...Mi avete fatto, come dire, un po' schifo.
Mi sento quasi in dovere di scusarmi per il tono drastico ma...come dire...mi avete fatto...come dire...un po'...
Siamo lieti di presentarvi il mini-report del concerto degli YellowJackets tenutosi stasera a Milano. Il tutto sarà articolato nelle due parti seguenti.
PARS DESTRUENS
-ovvero: la politica del Blue Note e perchè mi fa cagare-
La politica: apriamo la filiale di una importante catena di locali jazz, sfruttando il nome nostro e quello degli illustri musicisti che suonano per noi ci sentiamo in diritto di porre il prezzo medio del biglietto a 35€ per un concerto di tre quarti d'ora. Già che ci siamo fissiamo il prezzo medio delle consumazioni a 15€. E dato che il locale è poco capiente facciamo due spettacoli a serata tutte le sere della settimana.
I risultati: tra i clienti ci troviamo anche un po' di gente che ha voglia di far notare che il suo portafoglio è ricolmo di soldi, che porta con sé donne in genere 15 anni più giovani, che della musica che suonano quelli sul palco gli frega poco o nulla, che cena mentre il concerto perdura spendendo cifre senza senso, facendo tintinnare bicchieri e posate, ridendo e scherzando amabilmente mentre la gente forse vorrebbe ascoltare della musica. Perchè il nostro locale è molto in, è molto cool, è molto fashion ma con classe.
PARS COSTRUENS
-ovvero: la gente giusta nel posto sbagliato-
Che dire di questi quattro pazzi? Non ne ho idea. Che dire? Dei mostri. Se qualcuno sa perchè il bassista suona il basso da mancino ma con le corde al contrario (cioè le basse in basso e le alte in alto), si faccia avanti e mi spieghi perchè. Che abbia imparato ad usare un basso destro tenuto alla mancina senza girare le corde? Se sì, perchè io non sono così figa? Quasi quasi imparo a suonare il sax soffiando da sotto. Ottimo concerto, ottima musica, ottimi musicisti, peccato per la durata, ebbene sì, 45 fottutissimi minuti, una cosa indegna.
Magnifici loro (per chi non lo sapesse, 'sti YellowJackets non sono proprio gli ultimi sfigati arrivati 3 giorni fa sulla scena), alla fine del concerto si smontano gli strumenti, scendono a parlare con il pubblico, ti chiedono come ti chiami e quando si presentano ti dicono "pleased to meet you". Loro a te. Che poi escono dall'uscita dei comuni mortali, salgono su un furgoncino sfigato tipo quello che porta in giro gli handicappati, salutano con la manina ciao-ciao mentre se ne vanno. Il pianista e il sassofonista paiono rispettivamente lo zio buono e il nonno strano, il batterista se lo vedi in giro dici "ma chi è 'sto rappettaro del cazzo?" e, last but not least, il bassista, di nero vestito, con la faccia da malavitoso e la panza alcolica, che si porta il basso in spalla e se lo incroci nelle vie lo scambi per un alcolizzato che suona agli angoli delle strade e gli tiri 50 centesimi.
L'abito non fa il monaco.
L'apparenza inganna.
Rosso di sera, bel tempo si spera (quindi meglio non incontrare comunisti e/o rugicriniti dopo il calar del sole)(peccato)