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mercoledì, 29 marzo 2006

Come voi ben sapete, qualche tempo fa ho querelato degli ignoti. Chi non sa la storia cliccki sul tag corrispondente.

Anyway, dato che i mesi passano e nessuno si fa vivo, mio padre pensa bene di andare a un'altra caserma a chiedere qualche informazione. Del resto la caserma a cui ci siamo rivolti è quella peggiore della zona, ma che ci dobbiamo fare, è quella del mio comune e sono obbligata a rivolgermi a loro (e già questo, turbinìo di maroni a mille).
Il pater va allora alla caserma2, dove controllano il numero di targa dei miei cari ignoti e gli dicono: "Sì, è vero, questo non ha nessun'altra querela in ballo ora. Ma non è detto che non abbia già fatto qualcosa in passato. Allora noi adesso controlliamo un po', ma se si scopre che è una persona pericolosa, che magari è già stata in carcere, allora ci pensi un po' prima di decidere di andare avanti, perché corre dei rischi."

Ora, tralasciando il fatto che gli ignoti secondo me sono dei coglioni qualunque, tralasciando come si è evoluta la situazione a casa, che son poi fattazzi miei...Mi limito alle constatazioni "neutre"...

TU fottuta autorità dello Stato che saresti preposta a tutelarmi, cosa fai? Mi dici "eh, ma ci pensi bene prima di continuare!"
TU che dovresti prevenire fatti del genere, e se non ci riesci almeno fare sì che siano puniti, cosa mi dici?
TU che dovresti garantire la mia incolumità, che fai?

E così è giusto, stiamo tutti zitti e chiniamo il capo, che se uno è un delinquente non lo si denuncia. Mi pare un'ottica vincente.

ponderato da: Leanan_Sidhe alle ore 11:57 | Permalink | commenti (18)
categoria:la querela

lunedì, 27 marzo 2006

Trovo questo libro in biblioteca, resto colpita dal formato insolito e dall'accuratezza dell'edizione, me lo porto a casa senza nemmeno conoscerne il contenuto, perché so di certo che se un libro mi chiama è perché sa che vale la pena di essere letto. Apro sulla terza di copertina e scopro che l'autore è spagnolo ma il libro è stato pubblicato in francese nel 1977. Tradotto in italiano e pubblicato solo nel 2005. Ci divertiamo proprio ad accumulare decenni di ritardo culturale, vedo. Apro sulla seconda di copertina e leggo: guerra civile, carcere, Spagna, viaggio. E' già amore.
Tento ora un breve resoconto, sebbene indegna del compito.

- Ana no -
Agustin Gomez-Arcos
Ed. L'Ippocampo, collana Kimono

Ana aveva un marito e tre figli, aveva la Seconda Repubblica, una barca che portava il suo nome, nel suo villaggio andaluso. La guerra civile è arrivata un giorno, e ha ucciso i suoi uomini in quanto rossi, in quanto repubblicani. Terroristi. Per trent'anni Ana si chiude nel silenzio, continua le suo azioni quotidiane, aspetta con pazienza l'unico sopravvissuto, il piccolo, minore dei suoi figli, condannato all'ergastolo in una prigione lassù al Nord. Questo è il libro di Ana, della sua personale tragedia, della sua vita vuota senza i suoi quattro uomini, della sua risoluzione di partire un giorno per rivedere il piccolo. Parte una mattina a piedi, seguendo i binari del treno, nera di un lutto durato trent'anni, e ormai ne ha settantacinque.
Continua ad aggrapparsi al pane di mandorle che ha cotto per suo figlio, il viaggio dura mesi e la riduce a poco più di uno scheletro che cammina, un fantasma della coscienza collettiva. Con il Nord, di avvicina il freddo, ma Ana non lo teme. Sa che la morte la aspetta al Nord, in un giorno di neve, e non oserà venire a prenderla prima. La Morte ha una dignità, contrariamente alla guerra.
Lungo la via si fa più cenciosa, una mendicante, amica di cagne rognose e di cantori ciechi. Si trascina per tutta la Spagna tra l'indifferenza e il disgusto dei vincitori, tra ricche signore occasionalmente caritatevoli, se c'è la possibilità di guadagnarsi un pezzo di paradiso. E Ana impara cose che nei suoi settantacinque anni di vita non aveva mai immaginato: il chitarrista cieco le insegna a leggere e le insegna la storia di Trino, il bambino che bruciava gli altari, e gli insegna di un dio-serpente e di un diavolo-colomba. Impara degli strani rapporti tra la Chiesa e il regime, che mai aveva sospettato.
La guerra è ovunque, nel passo stanco di Ana, nel suo "no" esistenziale, ormai suo autoconferito epiteto. La guerra è ovunque nella patria in pace.

"Ho pianto da sola la morte dei miei Paucha, l'assenza del mio piccolo. Sempre che possa chiamarsi pianto, il silenzio che mi ha cucito la bocca da quando hanno lasciato la casa per non tornarci più. La guerra è proprio questo: il dopo che si patisce da soli, quando non ti ritorna indietro che il silenzio. Quello che voi chiamate pace. Roba che vi riguarda."

ponderato da: Leanan_Sidhe alle ore 11:14 | Permalink | commenti (5)
categoria:letteratura

mercoledì, 22 marzo 2006

(Piccolo sclero della libro-dipendente.
Ho comprato oggi il nuovo libro di Rushdie. 19 euro di prezzo pieno, pagato 17 euro, e che Dio abbia in gloria lo sconto fnac...
17 euro per un libro, lo pagavo di meno se era stampato sul prosciutto crudo!)

ponderato da: Leanan_Sidhe alle ore 19:07 | Permalink | commenti (9)
categoria:letteratura

sabato, 18 marzo 2006

- Ieri sera -
Mini-avventura grafica della mia sfida st.patrickiana con la Guinness

ponderato da: Leanan_Sidhe alle ore 10:53 | Permalink | commenti (16)
categoria:roba generica, minimal strips

venerdì, 17 marzo 2006

ponderato da: Leanan_Sidhe alle ore 18:41 | Permalink | commenti
categoria:

venerdì, 17 marzo 2006

Qualche anonimo che ringrazio infinitamente mi ha lasciato questo link. Precipitatevi. (dopo aver acceso le casse)

Che spudoratezza!

(anonimo, identificati)

ponderato da: Leanan_Sidhe alle ore 13:43 | Permalink | commenti (2)
categoria:surrealismi

giovedì, 16 marzo 2006

- Dicono di noi -

Dall'articolo "New Labour must recognise that Berlusconi is the devil", di Martin Jacques

"Non ci deve sorprendere che il New Labor sia rimasto invischiato in uno scandalo che coinvolge Silvio Berlusconi.
[...] Berlusconi è considerato un uomo con cui fare affari. Ciò è inquietante. Come può il New Labour considerare Berlusconi in questo modo? Come può ignorare l'influenza maligna che ha avuto sulla democrazia italiana?
[...]Berlusconi è il fenomeno politico più pericoloso in Eupora. Rappresenta la minaccia più seria alla democrazia nell'Europa occidentale dal 1945.
[...]Il legame tra Berlusconi e il fascismo non è difficile da riconoscere. Quello che dovrebbe spaventarci di più è la riapparizione del fascismo in una nuova forma, che riflette le nuove condizioni globali, economiche e culturali e allo stesso tempo si rifà alle tradizioni nazionali.
[...]Egli dialoga con il lato oscuro della vita politica italiana."


The Guardian, Gran Bretagna -
Qui l'articolo intero (in inglese)

(Leggetelo, è sfiziosissimo. Tutti comunisti al Guardian, vero?)

ponderato da: Leanan_Sidhe alle ore 14:17 | Permalink | commenti (6)
categoria:politicizzo, indignatio